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A GRETA THUMBERG – Vitoronzo Pastore

Grazie, cara libellula scandinava…

ci hai ricordato che il potere appartiene alle persone

e che il Pianeta azzurro,

la nostra casa comune,

va difeso strenuamente

Cara Greta Thumberg, una sterminata marea di sconosciuti, divenuti fan, ti ammira e pende oggi responsabilmente dalle tue labbra anche nelle più sperdute contrade della Terra. Sei diventata in modo virale un’eroina, insomma. Malgrado la tua umiltà.

A dire il vero, con spontaneità ed abnegazione fai solo quello che la coscienza ti suggerisce, dare senso alla tua vita, ed in molti, per merito tuo, comincia a svilupparsi la fiducia nel proprio operato, a farsi strada la consapevolezza che con le proprie mani  è possibile creare un’esistenza vera, degna di essere vissuta.

Tu, sei sgomenta ed esterrefatta da quando ancora bimbetta, hai saputo che il Pianeta azzurro è in coma, che i cambiamenti climatici stanno seriamente compromettendo la vita sulla Terra. Che il tempo per porre rimedio sta per scadere. Che catastrofi naturali, gravi carestie e consistenti fenomeni migratori sono alle porte. Che l’umanità intera si trova sul declinante ciglio di un baratro. Che tutti gli esseri viventi rischiano l’estinzione per la perdita di biodiversità e la distruzione degli ecosistemi. Che la bellezza di ambienti mozzafiato lasci il posto a lande desolate e tristi.

Drammaticamente, da tempo interpelli la tua coscienza: “Possibile che solo pochi reagiscano con determinazione? Che non si possa fare nulla di più? Consapevole, inoltre, che il vero potere appartiene alle persone, a ciascuno di noi, con uno scatto di reni,  senza indugio, ti sei rimboccata le maniche ed a mani nude ti sei lanciata in una sfida che  ha dell’incredibile.

Tu, cara Greta, ogni venerdì dall’estate dell’anno scorso fai sciopero a scuola e manifesti la tua indignazione davanti al Parlamento svedese. Chiedi al governo del tuo Paese un impegno serio per contrastare l’emergenza climatica, esigi che venga rispettata la soglia limite di 1,5 gradi centigradi. Altrimenti, le temperature si innalzano inesorabilmente, il permafrost ed i ghiacciai si sciolgono, il livello dei mari si alza, molte città costiere rimangono sommerse. Anche la tua Stoccolma, anche la Venezia.

Domani, venerdì 15 marzo,  sarà una giornata campale. Tantisssimi studenti protesteranno, come te, davanti alle sedi delle istituzioni locali e nazionali di tutto il mondo. Insomma, uno sciopero planetario. Non par vero che tu, adolescente di appena 16 anni, abbia potuto innescare una simile manifestazione di protesta pacifica e creativa.

Al governo italiano ed alle istituzioni dell’Unione Europea, in particolare, verrà chiesto… di attuare la transizione dal modello fossile a quello delle energie pulite e rinnovabili, per evitare gli effetti degli sconvolgimenti climatici: catastrofi naturali, gravi carestie ed i conseguenti fenomeni migratori fuori scala…  e di abbattere del 50% le emissioni di gas serra nel 2030, per raggiungere ZERO emissioni nel 2050.

È auspicabile che la partecipazione sia oceanica, che tutti, piccoli e grandi, uomini e donne, ricchi e poveri, analfabeti ed acculturati scendano nelle piazze, si riversino nelle strade facciano ressa nei pressi dei palazzi che contano, urlino a squarciagola la loro vitale esigenza di cambiamento, di rispetto per la natura. Sarà necessario che nessuno rimanga dietro la finestra a guardare il brulichio di gente, come un gatto acciambellato dietro la finestra che segue  distrattamente le gocce di pioggia che rigano il vetro.

Un successo strepitoso. Certamente. Perché, sia pure con ritardo, molte coscienze si stanno svegliando dal torpore. Ne parleranno tutti i mass media, i social. Moltissimi giovani saranno intervistati. Partiranno a breve a ritmo incalzante altre incisive iniziative.

Ma basterà? Occorrerà fare altro, cara Greta, molto più impegnativo e difficile. Ed i nemici da affrontare saranno agguerriti. Bisognerà seriamente mettere in discussione l’attuale sistema socio-economico, responsabile dello scatafascio planetario, proteso… a spostare l’asticella della produzione manifatturiera, agroindustriale, chimica, farmaceutica e militare verso l’alto… a sfruttare senza ritegno genti e terre, ad intensificare e consolidare diseguaglianze paurose.

Ancora più complicato, poi, sarà cambiare il proprio stile di vita, rinunciare alle comodità di tutti i giorni, fare a meno di ambienti climatizzati e della macchina, abbandonare abitudini alimentari che privilegiano il consumo di carni, salumi e latticini, la cui produzione, per l’allevamento di miliardi di bovini, suini, equini, ovini, caprini e volatili, è responsabile di oltre il 50% dell’inquinamento globale.

Noi, nati dopo la seconda guerra mondiale, abbiamo delle gravi responsabilità. Non abbiamo vigilato a sufficienza, abbiamo affidato a malavitosi la gestione della cosa pubblica, vi abbiamo irresponsabilmente allevato nel mito del consumismo, abbiamo consentito che vi venisse rubato non solo il futuro lavorativo, persino la Grande Madre Terra.

Umilmente, mi inginocchio e mi batto il petto. Spero che mi perdoneranno anche le mie nipotine Giorgia ed Elisa che gattonano ancora per la casa. A tutti i giovani, poi, auguro di essere di gran lunga migliori di noi, imbolsiti vegliardi.

Domani non andrò a zappettare il mio campicello. Claudicante, sarò anche io in trincea, ed il mio affettuoso e riconoscente pensiero spiccherà un balzo verso il Mar Baltico, planerà su Stoccolma, arcipelago di isole dove tanti anni fa, mentre ero appoggiato ad una bitta, risuonarono nelle mie orecchie i titoli dei libri di don Milani “Lettera ad una professoressa” e “L’obbidienza non è  più una virtù”.

Grazie, ancora, libellula scandinava, che donando il tuo generoso impegno, ti libri nell’aria con movenze piene di grazia…

Accetta un sorriso ed un abbraccio da chi anagraficamente può esserti nonno.

Domenico Dalba

 

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