2a Guerra mondiale

Berlin kehrt die Würde der italienischen Militärinternierten in den deutschen Stammlager des Zweiten Weltkriegs – Vitoronzo Pastore

 Berlin kehrt die Würde der italienischen Militärinternierten in den deutschen Stammlager des Zweiten Weltkriegs

Berlino restituisce un po’ di dignità ai Militari Italiani Internati nei campi di concentramento tedeschi della seconda guerra mondiale

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Il campo di lavoro di Schöneweide a Berlino

Lunedì 28 novembre 2016 alle ore 18.00 a Berlino è stata inaugurata la mostra permanente “Tra più fuochi. La storia degli Internati Militari Italiani 1943-1945” presso il Centro di documentazione sul lavoro forzato durante il periodo nazista detto “nazionalsocialismo” di BerlinoDokumentationszentrum NS-Zwangsarbeit (Fondazione Topografia del terrore). La mostra, aperta al pubblico martedì 29 novembre, è stata realizzata anche grazie al contributo di collezionisti e degli Istituti della rete INSMLI che hanno collaborato con informazioni e materiali. Tra essi  il mio amico  Vitoronzo Pastore, che ha inviato una serie di documenti eccezionali, tra cui rarissimi “pizzini”  manoscritti lanciati dai prigionieri dai vagoni ferroviari in cui erano stati sigillati, in transito dalle stazioni del nord Italia. Considerati  traditori dai tedeschi, la sorte di migliaia di militari italiani dopo l’8 settembre 1943 fu segnata dalla deportazione nei campi di sterminio in Germania e Polonia.  I militari italiani internati furono più di 650.000 e di questi circa 60.000 persero la vita. Molti vennero costretti al lavoro coatto nell’industria bellica, nelle miniere e nella lavorazione dei duri terreni agricoli. La maggior parte  di essi vennero puniti con una cattiva prigionia, pochi altri invece furono  reclutati, dopo la sottoscrizione volontaria di una ricevuta avente forza contrattuale a favore dell’esercito tedesco,  in vista della tanto desiderata “vittoria finale”. All’interno dei lager gli internati italiani vennero spesso discriminati anche dagli altri prigionieri e pure successivamente alla liberazione e finanche  al rientro in patria, non godettero mai delle dovute attenzioni: a lungo le autorità politiche italiane e tutte le componenti sociali e giornalistiche non li considerò vittime di guerra e la stessa Germania non ha mai accettato di pagare risarcimenti.  Il comportamento inumano dei tedeschi e le loro responsabilità nelle numerose stragi “”disonorevoli ed arbitrarie””  (così definite negli atti del processo di Norimberga) eseguite contro reparti italiani disarmati,  come quella di Cefalonia, furono definitivamente insabbiate durante l’inizio della guerra fredda  già negli anni cinquanta del ‘900, per non irritare l’alleanza atlantica e la stessa Germania Occidentale.  Si fece strada l’immorale opportunismo politico, che fece di tutto per sottacere per tanti anni le brucianti verità sulle stragi compiute dai tedeschi e persino incapace di rimuovere  il velo del sospetto del disonore che gli stessi tedeschi avevano gettato sui militari italiani disarmati ed uccisi in divisa. Questo è stato  candidamente ammesso molto tardivamente da politici del calibro dell’ex senatore a vita Paolo E. Taviani.

In questi giorni, però, un lumicino di speranza si intravede nella città di Berlino che ridà un minimo di dignità ai militari italiani internati nei stammlager nazisti. Un momento storico e delicato perché, attraverso testimonianze e documenti, finalmente vengono rispolverati l’onore e la memoria di questi italiani  che, nel momento del trapasso e delle sofferenze subite, hanno certamente pensato alla Patria e ai loro cari.

La mostra risulta proposta dalla commissione mista di storici italiani e tedeschi, instituita nel 2012 per volontà dei governi dei due Paesi e  finanziata dal Ministero degli Affari Esteri tedesco.

Nonostante il destino della memoria di questi nostri connazionali sia tuttora poco conosciuto, questa mostra ha l’obiettivo di ricordare le vicende di queste  vittime della guerra, gettando un primo sasso nello stagno del disinteresse.

Un ringraziamento speciale rivolgo al caro amico casamassimese Vitoronzo Pastore, uno dei pochi che si sta prodigando per far conoscere “la storia e le storie” (è proprio il caso di dirlo) di questi nostri “poveri” concittadini.

Cav. dr. Michele Miulli Ufficiale nei Carabinieri, critico d’arte specializzato nella Tutela del Patrimonio Artistico

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Arrivo delle personalità

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Il benvenuto della dr.ssa Christine Glauning e del Prof. Andreas Nachama

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L’intervento del Ministro tedesco degli Affari Esteri – Frank Walter Steinmeier

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L’intervento Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Paolo Gentiloni

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L’emozionante intervento del tenente Michele Montagano

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