Cara Mamma - Storia e Storie della Grande Guerra

“Cara mamma” Articolo Quotidiano di Bari del 1° giugno 2016 – Vitoronzo Pastore

All’amore come alla guerra

Curiosando fra le rarità contenute in ‘Cara Mamma – storia e storie della Grande Guerra’, l’ultimo libro di Vitoronzo Pastore edito da SUMA

Da molti anni Vitoronzo Pastore, un appassionato e tenace studioso di Casamassima, si consacra alla ricerca di documenti che raccontano l’aspetto ‘minore’ dei due conflitti mondiali : foto, lettere, affrancature postali, stampe, manifesti di propaganda, permessi, comunicazioni… L’ultima fatica di Pastore, ‘Cara Mamma…’(SUMA Editore), raccoglie testimonianze della Grande Guerra, lettere in prevalenza. Non tutto questo carteggio però è rivolto a madri. Esistono anche altre figure femminili di riferimento come la fidanzata e la moglie. In coda a questa breve categoria troviamo – raramente rappresentata – l’amica (figura dietro cui si cela la donna corteggiata). Interessantissime da questo punto di vista sono cinque missive spedite fra agosto e settembre 1918 dal soldato Eugenio Guerra della 65esima Compagnia Telegrafisti di stanza sui monti del vicentino alla signorina Laura Livio, amica ora “gentilissima”, ora “del cuore”, ora “confidente”. Eugenio Guerra si fa partecipe della preoccupazione di Laura per il fratello Dino impegnato su un non precisato fronte di guerra e coglie il destro per sognare di “esservi vicino per ridarvi la tranquillità e la pace, se quest’amico uggioso potesse avere presa sul suo cuore”. Sono parole che bastano a segnalare il carattere di uno spasimante forse più volte respinto, però tenace e che più avanti manifesta un piglio polemico contro imboscati e chiacchieroni : “Chissà che fa lei nella bella metropoli (Milano n.d.r.) lontana da ogni tumulto dove la sera i gaudenti nei caffè discutono di politica e di strategia, che capovolgono l’Italia e il mondo in rosei discorsi” (davvero sorprendente tanta proprietà di linguaggio in un soldato). In un’altra lettera Guerra rimprovera Laura di trascuralo : “Non è vero che Lei ha dimenticato un po’ il suo buon amico? Lo so… si è fidanzata e il sogno occupa tutte le sue ore. Aspetto la sua fotografia… chi sa quella dal velo crepuscolare?…”. Il tema della fotografia ricorre spesso in questo carteggio. Eugenio deve averla richiesta più volta (abbiamo visto che è uno che non molla). Ne ha necessità per sedare l’inevitabile magone della prima linea : “Oh come sarei contento se potessi vedere il sembiante, l’immagine della gentile amica, vedere quel suo ritratto che deve ispirare solo bontà…Son sicuro che farà contento l’amico suo… mi affido completamente alla buon’amica Laura che saprà render contento colle sue grazie un cuore tanto bisognoso”. La risposta di Laura, che non possediamo, dev’essere stata però un po’ stizzosa perché il 31 agosto Eugenio avverte il dovere di puntualizzare : “Non ho mai pensato neppure lontanamente d’uscire dai limiti della nostra amicizia… Come amica mi pare un po’ troppo severa perché le chiesi la sua fotografia. Quanti pensieri avrà Ella avuti per la mente!” (Laura temeva che Eugenio potesse dalla foto trarre motivo di ‘ispirazione’ per l’autoerotismo?…). Lei continua a negare la promessa. Lui si conferma un mastino : “Non mi scrive più? Ma io ho fiducia nella sua promessa e attendo”. Il desiderio di Laura spinge il nostro telegrafista a qualche gesto audacemente allusivo : “Mi perdoni se l’ultima cartolina illustrata non era conveniente per Ella così nobile, e buona, ma non guardi all’illustrazione ossia alla figura della cartolina, ma piuttosto ai pensieri che le esprimo”. A quale tipo di illustrazione qui si fa riferimento? Probabilmente a quelle a carattere scherzoso-pecoreccio una volta in gran voga tra la truppa. Eugenio cerca di mettervi una pezza : “Tutti e due siamo amici a cui piace scherzare, va bene, ma non vorrei che, scherzando, s’avesse da disgustarsi, le pare?”. Nell’ultima lettera Eugenio Guerra mette da parte ogni avance e si ricorda del suo dovere di combattente. Mettendo in mostra una vena di gaio rimatore ed alludendo alla comune speranza, la liberazione del Veneto, preludio al termine vittorioso della guerra, così si esprime : “Cara Laura, dica il vero / sarà vero quel che spero, / potrà giungere quel dì? / Buona amica dica : Sì!”. E se invece l’inguaribile Eugenio faceva riferimento a tutt’altro che travolgenti operazioni di guerra?… All’amore come alla guerra.

Italo Interesse

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