La Divisione "ACQUI"

DIVISIONE ACQUI – I TRE CASAMASSIMESI – Vitoronzo Pastore

L’eccidio della Divisione ACQUI

… I Tedeschi, il 13 settembre 1943, interrompono gli accordi presi inviando due mezzi da sbarco pieni di uomini e mezzi. Questi, avvistati dalle nostre batterie costiere, mentre imboccavano la rada di Argostoli, decisero di respingere le imbarcazioni tedesche facendo fuoco su di esse, affondandole. Questa azione sorprese il nostro Comando che bloccò l’intraprendenza delle batterie.

I Tedeschi, intanto, continuarono a far prevenire sull’isola i loro rinforzi agevolati dalla decisione del parziale abbandono delle postazioni delle batterie costiere e di reparti militari che controllavano le strade verso il Nord dell’isola e della penisola di Paliki, dove erano concentrate le truppe tedesche; decisione che fu presa durante le trattative del nostro comando con quello tedesco per dimostrare la volontà di evitare uno scontro armato. Fu un errore, tanto che i Tedeschi agirono indisturbati rinforzandosi militarmente facendo sbarcare uomini e mezzi, si resero più minacciosi con le loro richieste di resa. Nelle ore che proseguirono si decise, dietro consulto dei Ragazzi della Acqui, di non accettare la resa; successivamente arrivò  un dispaccio dalla Marina di Brindisi che affermava di considerare le truppe tedesche come nemiche.

Alle ore 14,00 del 15 settembre ebbero inizio le ostilità armate. Dalla vicina Grecia arrivarono stormi di Stukas. Bombardarono e polverizzarono quasi tutte le nostre postazioni costiere, distrussero tutte le risorse di munizioni, viveri e materiale bellico. Tutti i Ragazzi della Acqui, Carabinieri, Finanzieri e Marinai, combatterono fino all’ultimo colpo. Coloro che si arrendevano venivano mitragliati dai nemici.

Il  22 settembre, il generale Gandin chiese la resa incondizionata.

Nelle 48 ore successive i militi della Wehrmatch rastrellarono e li falcidiarono, dopo averli umiliati e depredati della cose più care: anelli, catenine, braccialetti, immagini sacre di valore, orologi e qualsiasi altro oggetti da poterne ricavare moneta. I loro corpi furono nascosti in pozzi naturali, minati e fatti saltare, altri, ammucchiati e dati alle fiamme; altri ancora lasciati su terreno scoperto. Alcune località degli eccidi più noti: oltre 631 a Troianata, 461 a Francata, 200 a Farsa,  300 a Kuruklata, a Procopata  148, 114 a Kardakata, 136 a San Teodoro. Placata la vendetta, i teutonici rinchiusero gli scampati nelle prigioni di Argostoli e nel cortile della Caserma Mussolini, lasciati sotto il caldo sole dando loro pochissimo cibo e poca acqua.

Il 24 settembre tutti gli ufficiali furono portati alla casetta rossa e, a quattro-otto alla volta furono fucilati. Le esecuzioni durarono fino alla stanchezza degli assassini. Durante la notte obbligarono 17 marinai a raccogliere e caricare sui camion i corpi e portarli al porto di Argostoli, caricati su zatteroni. Arrivati al largo dell’isolotto di Verdiani, i marinai furono costretti ad appesantire i corpi con del filo spinato e buttati in mare. I 17 marinai furono poi uccisi per non lasciare testimoni della barbarie. Tutto questo succedette a Cefalonia; e a Corfù? Stessa sorte! Persero la vita oltre 600 ragazzi, in combattimenti e trucidazioni. I superstiti seguirono la stessa sorte dei compagni di Cefalonia.

All’inizio di ottobre, i barbari iniziarono imbarchi per trasferire i prigionieri nei Campi di concentramento sulle loro terre e territori occupati. La prima imbarcazione, il piroscafo Ardena, stracolmo dei Ragazzi della Acqui, giace ancora sul fondo della baia di Argostoli con i resti del suo carico. Incappò nei campi minati italiani e, forse, dirottato volontariamente verso le mine. Il secondo e il terzo imbarco, rispettivamente i piroscafi “Margherita” e “Maria Marta”, affondarono per gli attacchi degli alleati, al largo di Patrasso. In questi tre imbarchi morirono oltre 2.500 Ragazzi della Acqui.

I Ragazzi che arrivarono sulla terra ferma furono sottoposti a trattamenti efferati e cruenti solo perché erano della Acqui. Maltrattamenti peggiori subiti dai militi dei Reparti dislocati in Grecia e nei Balcani, durante il trasferimento su carri bestiame e successivo collocamento negli Stammlager dell’Est Europeo.

FRANCESCO MARIELLA, acque a Casamassima (BA) l’11 marzo 1923, superstite  della Divisione ACQUI; era inquadrato nel 33° Reggimento Artiglieria. Dopo gli eccidi fu fatto prigioniero dai tedeschi; una breve e drammatica sosta nelle carceri di Argostoli, fu deportato e internato allo Stalag 352 denominato “La porta dell’inferno”, era dislocato Minsk-Bielorussia Masyukovschina. Nel luglio del 1944, durante il trasferimento a piedi verso la Germania, l’intera colonna fu liberata dai partigiani polacchi; preso dai Russi fu internato al Campo di Tambov 188. Nel maggio 1945 venne trasferito a Taskent Campo 129/5 (Russia Asiatica), da dove rimpatriò nel novembre del 1945.

FRANCESCO MANZARI, acque a Casamassima (BA) il 21 febbraio 1920, superstite della Divisione ACQUI. Il 2.3.41 partì da Bari con il piroscafo “Conte di Savoia”, sbarcando a Durazzo. Partecipò alle operazioni di guerra sul fronte greco-albanese; successivamente venne trasferito a Cefalonia con il VII Gruppo Artiglieria di C. A. Cannoni da 105/28. Rimpatriò nel novembre 1945.

Il suo viaggio verso la Libertà fu simile a quello del Signor Francesco MARIELLA; molto probabilmente la loro vita la debbono all’amicizia. Condivisero sofferenze inumane: fame, sete, freddo, caldo. Quella specie di pane, di brodaglia, bucce di patate e quant’altro sembrava commestibile, oltre alla paura anche i pidocchi.

 Moltissimi della “Acqui” non tornarono, tra i pochi fortunati vi furono Francesco e Francesco, casamassimesi, che ebbero modo di dire: FINALMENTE A CASA! una vita piena di empatia verso coloro che non fecero ritorno e verso le famiglie che non ebbero la possibilità di abbracciare i propri cari.

Bessarione SIDELLA , nacque il nove aprile 1924 a Casamassima; il 25 maggio 1943 si presentò al D. M. per chiamata alle armi; lo stesso giorno fu ricoverato all’Ospedale di Giovinazzo, fu dimesso il 30 maggio e inquadrato nel 17° Reggimento Fanteria.

                                                                                                                Il 9 settembre 1943 fu catturato dai Tedeschi e internato in Germania

Rientrò in Patria il 18 agosto 1945 presentandosi al D. M. di Bari, venne inviato in licenza di rimpatrio. L’8 ottobre 1945 venne ricoverato all’Ospedale Militare di Bari, seguirono altri ricoveri e licenze di convalescenza. Il 1° ottobre 1946 venne inviato in congedo assoluto; gli fu riconosciuto la patologia contratta in guerra e a causa di esso, gli fu assegnato la 2ª categoria di pensione per anni tre, rinnovabile.

Manoscrisse il 22.7.44 una cartolina per prigionieri di guerra dallo Stalag X A dislocato a Schleswing (Germania), matricola 4563, campo di lavoro 1470

Carissimo zio, ti scrivo queste due righe per farti sapere che me la passo bene, la salute è buona, spero che per voi sia meglio. Ti ho scritto varie volte e non ho ricevuto risposte. Fatemi sapere vostre notizie. Saluti e baci da vostro nipote Bessarione

Stammlager l’incubo della memoria – Vitoronzo Pastore

 

 

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