Cara Mamma - Storia e Storie della Grande Guerra

La lettura di “Cara Mamma” di Salvatore Memeo – Vitoronzo Pastore

Salvatore MEMEO

La lettura di “Cara Mamma”, libro scritto da Vitoronzo Pastore, pregno di raffinate, oculate e attente nozioni di Storia, accompagnate da una straordinaria e ricca raccolta di documenti di guerra, sulle prime mi aveva lasciato addosso un non so che d’imbarazzo anzi di più: un malessere. Il titolo poi! Mi riportava indietro di circa settant’anni allorquando, le mie lettere, scritte dalle varie caserme ove ero approdato, iniziavano con le stesse parole: Cara mamma…

Non ero al fronte, in trincea, esposto al logorio: delle intemperie e delle armi nemiche ma in fureria: comodamente seduto, ma che sentivo, grave, il peso della lontananza dai miei cari. L’unica “battaglia” in cui ero stato coinvolto, allora, escludeva del tutto nemici: reali o immaginari con i quali confrontarsi con le armi. Era l’amarezza rimasta, il dissidio a causa delle mie cose lasciate incompiute, come gli studi che, improvvisamente, avevo dovuto rinunziare, per partire alla volta del C.A.R., il mio vero conflitto. Mi dissero che dovevano formarmi come soldato… Non immaginavo altra guerra, oltre quella che avevo dentro: la riluttanza e la negazione ad ogni tipo di costrizione, qualora mi fosse stata imposta, ad assumere ostilità verso gli altri. La guerra si sa come inizia ma non si è certi della fine poiché sono le scorie da essa lasciate a non rinverdire più gli animi, che, nelle dispute, quasi sempre, rimangono ossidati. Sulle tracce che un dissidio lascia, di rado resta humus sano di memoria. Certo, il suolo, giammai rifiuta di cancellare e rinverdire il suo calpestato: è un modo in cui la natura dimostra la sua “saggezza”, dimenticando il torto subito, mentre l’uomo non riesce a farlo, coltivando gl’infiniti rancori e, dentro i quali, egli si logora e si consuma. Della guerra si parla: di brutture, di nefandezze, di scempi, di empietà con le quali si autoalimenta e dell’irrazionalità con la quale l’Homo Sapiens Sapiens (ultramoderno), abbia saputo inventarsi i mezzi per renderla più che guerra, una carneficina.

La guerre che l’Autore descrive, documentandone i particolari nei minimi dettagli, non sono state meno cruente delle attuali. Ci fermammo alla Seconda Guerra Mondiale non tenendo conto dei molteplici focolai, mai spenti, che ancora fiammeggiano le molteplici latitudini del pianeta: oggi saremmo a chissà quale conteggio, ma io mi fermerei alla “Terza Guerra Infinita”. Con questo terzo conflitto m’immagino l’A. sommerso di proclami, dichiarazioni, mappe, cadute, morti, fotografie, promesse rigurgitate e nessuna vittoria… nessuna lettera, giacché oggi non si scrive come una volta anzi se ne fa a meno: si “scrive” a suoni, tanto che le onde magnetiche, nelle orecchie, rimbombano peggio dei cannoni!

Il libro scritto da Vitoronzo Pastore, pur trattando di guerra, paradossalmente è un documento “edificante: da leggere per meditare sul conto della natura umana e della sua efferatezza. Edificante perché ci aiuta a comprendere meglio, ragionando e ponendoci quesiti etici sul conto di questi nefasti eventi per non commetterli ancora. Il plauso all’A. è quello di aver messo, sullo scaffale della memoria un così appassionato volume di storia e cimeli fotografici con i quali testimonia quanto la materia gli stia a cuore. Il libro va letto centellinando il contenuto, tra un respiro e l’altro, “tep to step”, direbbero gli inglesi. Lo scorrere del tempo fluisce con le varie situazioni, anche la nostra vita, attraversa e passa, per lasciar spazio alle nuove generazioni. Chi non ha vissuto la guerra potrà sempre informarsi sulle sue atrocità. Le risposte le avrà dalla Storia scritta: come quella impressa, mirabilmente, da Vitoronzo Pastore, in “Cara Mamma”.

 

Nel giorno di San Vito…la miccia (28-giugno-1914)

Bastò quell’Arciduca a Sarajevo

per innescar la bega colossale

col serbo, risentito maniacale,

che dette alla questione ostil rilievo.

 

Quell’omicidio lo pagammo caro:

al mondo intero rovesciò il calzino…

Il senno si mantenne clandestino

con la ragione che, pur spense il faro.

 

Per quattro anni si negò la tregua

tra contrapposte Divisioni armate

e il Carso vide le bandiere alzate

 

col cielo grigio che passion dilegua…

Ché ancora oggi, dopo infauste imprese,

si piange errori… per mancate intese…

 

18-03-17 – Salvatore Memeo

 

Carissimo Vitoronzo, non l’ho letto ancora tutto il tuo libro sopra accennato, ma ne ho tratto elementi interessanti, fin dove sono arrivato, per poterti scrivere e inviarti un grande elogio per il tuo lavoro.

Fare una recensione adeguata al tuo scritto è solo da competenti e non da una persona umile, limitata come il sottoscritto. Certo sono rimasto colpito dalla tua infinita raccolta di particolari con i quali hai descritto una guerra, facendola apparire nell’immagine reale: credo per farla vivere, a chi legge, come una cosa propria, vissuta. Grazie, amico per la nozione storica che mi hai regalato e complimenti per il prossimo lavoro, Salvatore.

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