Rassegna Stampa

CARABINIERI REDUCI DALLA RUSSIA – Vitoronzo Pastore

Rientro in Italia di nostri Reduci dalla Russia

Tratto da periodico mensile de “Il Carabiniere” – Anno VII – n. 2 – febbraio 1954 e n. 3 del marzo 1954

Il 13 febbraio u. s., sono rientrati in Patria, dopo tanti anni di sofferenze materiali e morali, sedici ex prigionieri di guerra. Fra essi, il Capitano dei Carabinieri IOVINO Dante e il Tenente dei Carabinieri PENNISI Salvatore. È difficile annotare avvenimenti come questo con la diligente pacatezza e oculatezza. C’era intorno ai reduci il pianto delle madri, delle spose, delle sorelle, di coloro che non torneranno mai più. Corone immobili di occhi umidi intorno alla festa intima dei gruppi che si trovano, delle famiglie che si ricostituiscono.

A Tarvisio, nevicava fitto, eppure sotto la luce dei riflettori delle macchine da presa sembrava veramente primavera, tanto erano i fiori che riempivano le braccia di coloro che sostavano sotto la pensilina, nella fremente attesa del treno internazionale proveniente da Vienna. Nel gruppo, le famiglie Iovino e Pennisi, che già convenute da Udine due giorni prima, avevano colà trovato affettuosa assistenza da parte del Generale Calderari, Comandante della VII Brigata, il quale aveva voluto porgere loro personalmente il saluto dell’Arma e degli ufficiali tutti della Legione di Udine.

Il mattino del 13 febbraio, sebbene l’arrivo del treno non fosse previsto che per le ore 5,45, sin dalle ore 4 i familiari avevano raggiunto lo scalo ferroviario. La figliola del Tenente Pennisi, la piccola Irene, aveva avuto la febbre durante la notte insonne. Ma tutti avevano la febbre quella mattina ed il cuore gonfio di commozione. In perfetto orario, il treno recante i reduci entrò sbuffante in stazione. Vi fu quasi un momento di stupefatto silenzio. Poi tutto si spezzettò in un susseguirsi di scene separate, ognuna delle quali segnava l’epilogo di una lunghissima, dolorosa attesa nelle case silenziose e deserte per l’assenza dell’amato lontano. Sono i primi abbracci, le prime carezze convulse, che quasi vogliono riconoscere materialmente i cari volti tanto sognati nei lunghi anni della lontananza. Poi i programmi delle manifestazioni ufficiali riprendono il sopravvento.

Nel salone della stazione, i reduci sono attorniati dalle Autorità ivi convenute e si svolge una cerimonia altamente significativa, pure nella sua semplicità. Al Capitano Iovino ed al Tenente Pennisi, il Colonnello Mosca, Comandante della Legione di Udine, a nome del Comandante Generale porge il benvenuto in Patria ed un augurale saluto e, contemporaneamente, offre il berretto con l’aura fiamma, gli alamari d’argento e le stellette distintivi dei gradi. È difficile poter dire in quale maniera fregi, alamari e distintivi, dopo pochi secondi, abbiano potuto brillare cuciti nelle logore divise dei nostri reduci e suscitare ondate di profonda commozione. Ed era particolarmente commovente il saluto che i vari militari dell’Arma in servizio agli scali rendevano ai ex prigionieri, in modo speciale ai nostri due ufficiali facilmente riconoscibili dai fiammanti alamari. Era, più che un saluto di dipendenti a superiori, un incontro fra soldati e soldati, un ringraziamento per la dignità che i reduci avevano saputo mantenere nella dura prigionia, un riconoscimento di quei valori spirituali, di quella fede e di quell’amore che li avevano sorretti nel duro cammino per lo adempimento del proprio dovere, un muto ricordare tanti e tanti che non sarebbero tornati più, ma che avrebbero trovato perenne ricordoo nel nostro cuore.

A Udine, ad accogliere i reduci, erano il Ministro della Difesa On. Taviani, il Generale Biglino, Comandante del V Corpo d’Armata, il Generale Calderari, ed altre numerose Autorità. L’incontro della popolazione che li aveva visti partire 12 anni fa, rinnovava ondate di profonda commozione in tutti gli astanti. Dalla stazione di Udine, in un corteo snodatesi attraverso le vie della città, fra due ininterrotte ali di popolo plaudente, i reduci si recavano al Santuario della Madonna delle Grazie, ove, guidati dall’Ordinario Militare Mons. Pintonello, rendevamo grazie all’Altissimo per aver potuto rivedere la Patria ed i familiari. Dopo un ricevimento al municipio, alla sera, i nostri due ufficiali si recavano al Comando Legione, dove l’incontro con il personale di quella Compagnia Comando e reparti della sede fu oltremodo commovente. Ufficiali, sottufficiali e carabinieri, stretti attorno al Capitiano Iovino ed al Tenente Pennisi, potevano da loro udire, sebbene in modo frammentario, la triste odissea dei lunghi anni di prigionia.

L’ECCIDIO DEI CARABINIERI AL FEUDO NOBILE – Vitoronzo Pastore

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