Rassegna Stampa

IL MIO LIBRO SUL QUOTIDIANO DI BARI – Vitoronzo Pastore

Edizione di martedì 17 febbraio 2026

Nella sua ultima pubblicazione Vitoronzo Pastore si occupa dei soldati italiani catturati dagli Alleati alla fine della campagna d’Africa.

Prigionieri del Nord Africa

Una cosa accomuna i loro scritti : La menzogna d’apertura. Dovendo fare i conti con la Censura e il rischio di vedersi precluso il diritto di scrivere e ricevere pacchi e lettere da casa, questa povera gente era nella ‘convenienza’ per prima cosa di rassicurare i destinatari delle loro missive

Il 13 marzo 1943, a seguito della caduta di Tunisi, il generale Giovanni Messe poneva fine alla campagna d’Africa ordinando il cessate il fuoco. Più di centomila soldati italiani, così, cadevano nelle mani di Statunitensi, Francesi e Britannici. Immediatamente gli Alleati davano vita a campi di detenzione in Libia, Tunisia, Marocco, Egitto ed Algeria. Di quei giorni dolorosi, più che in rare fotografie e in ancor più rari filmati, resta traccia nel fiume di corrispondenza che i nostri uomini scambiarono con i loro cari in madrepatria.  Non nuovo a questo genere di cose, cui si consacra da una ventina d’anni, il Cav. Vitoronzo Pastore ha raccolto circa cinquecento di queste corrispondenze nel suo ultimo studio : ‘Prigionieri del Nord Africa’ (SUMA Editore, 2025). A scrivere sono militari d’ogni grado, acculturati e non, ragazzi e veterani. Una cosa accomuna i loro scritti : La menzogna d’apertura. Dovendo fare i conti con la Censura e il rischio di vedersi precluso il diritto di scrivere e ricevere pacchi e lettere da casa, questa povera gente era nella ‘convenienza’ per prima cosa di rassicurare i destinatari delle loro missive. Ricorrenti perciò sono espressioni come “sto bene”, “non mi manca niente”, “buono stato di salute”, “il nostro morale è alto”… Alcuni si spingono più in là : “me la passo molto bene”, “ora mi trovo benissimo”, “si mangia abbondante”, “ci offrono anche cioccolata e sigarette”… Qualche volta si esagera : “sto ingrassando giorno dopo giorno”… Un internato barlettano, Mario De Palo’, arrischia quanto segue : “E’ stata una fortuna di essere stato trasferito dove sono adesso, il campo precedente era veramente nefasto e doloroso. Ora mi trovo con i Francesi” ; è evidente che Parigi aveva piacere di certe cose (gli Alleati diffidavano l’uno dell’altro). Altro tema ricorrente : il denaro spettante agli internati per “paga di prigionia” e per attività svolte fuori dal Campo col consenso della stessa Amministrazione. Ettore Airoldi, autiere di Parma, scrive : “Il mio padrone è un bravo francese, mi ha regalato mille franchi al mese di agosto, altri mille nel mese di settembre, ora faccio domanda al Signor Comandante del Campo… credo mi concederà di spedirli”. Michelino Capogna, nativo di Andria, fa sapere ai suoi che “il padrone dove lavoro mi ha offerto una paga allettante per rimanere qui a lavorare… ma quando vengo ad Andria e le cose stanno come erano prima… io me ne torno qui a lavorare”. Giovanni Palazzo, di Canneto (Adelfia) insiste con i suoi : “Fatemi sapere se prendete il sussidio da quando sono prigioniero e se prendete la metà paga da quando stava il Governo Italiano”…. Nessun accenno invece viene fatto in questi carteggi a cimici e pidocchi, a maltrattamenti, punizioni, malattie … Ma noi abbiamo fantasia, anche se molti di questi uomini, una volta tornati in Patria, pur trovandosi finalmente nelle condizioni di dire la verità, preferirono trincerarsi in un riserbo dignitoso e che non tutti compresero. Come si dice, i grandi dolori sono muti. – Nell’immagine, prigionieri italiani catturati dai britannici durante la prima offensiva in Nordafrica del 1940-41.

Italo Interesse

TENENTE GAETANO SPALVIERI PRIGIONIERO IN NORD AFRICA – Vitoronzo Pastore

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