La corrispondenza del capitano Giorgio BIANCHI

Manoscritta il 6 maggio 1943, con matricola 341344 era internato al Campo n. 24, inoltrato per Bologna
Mia piccola cara, ho avuto ieri una tua lettera del 9.2 e puoi immaginare la mia gioia. È la prima lettera abbastanza recente che ricevo. Mi mancano almeno tue lettere del novembre e dicembre e tutte quelle del gennaio. Mi ha fatto tanto piacere notizia di Pier Luigi. Spero stia bene. Perché si è fermato a Milano? È tornato solo per sposarsi? O definitivamente? Conto di saper presto qualcosa di definitivo. Attendo anche la posizione esatta di Franco, appena vedi lui, digli di scrivermi diverse lettere. Ho sentito che vivi da circa due mesi in campagna e immagino che in lettere precedenti mi avevi parlato della decisione presa e soprattutto mi avrai detto dove e con chi o presso di te, ora non lo so, e mi preoccupa questo, non poterti immaginare a casa, come prima, ma fuori e dove non lo so. Sono certo che lo hai fatto per il meglio, specie se Pedrelli non serviva, come mi dici. Sono certo che starai più tranquilla, senza campanelli e squilli di telefono e la salute ne guadagnerà. Tu mi assicuri d’essere propria rimessa e attendo le foto, voglio sperar che sia proprio così. In casa chi sta? Chi vedi? Coma fai per la posta? E se qualcuno va a cercarti? Sono tanto ansioso. Voglio che non ti prenda mai l’ansia, Cicci, alla fede della prossima fine, nella felicità che ci attende e del mio grande amore che ti compenserà di tutti quanti sacrifici. Ti amo tanto quanto non puoi immaginare. Saluti a tutti di casa e amici, baci infiniti, Giorgio.
Manoscritta il 15 maggio 1943, inoltrato per Bologna
Mia carissima Cicci, ho ricevuto una del 24.2, tua e della tua mamma. Vi ringrazio e le notizie circa la vostra salute mi fanno piacere. Risponderò più a lungo con la prossima aerea. Sono ansioso di sapere dove sei. So solo che sei in campagna, ma non dove e con chi e i miei dove sono, e la nostra Anna? Abbi fiducia e sii calma. Io sto benissimo. Ti abbraccio, tuo affezionatissimo Giorgio.
Manoscritto il 20 maggio 1943
Mia carissima Cicci, ho atteso in questi giorni tua con speranza, ma invano. Mi mancano le lettere del gennaio e non ho quindi dove tu sei e notizie sulla tua nuova vita di campagna cui solo accenni in quelle di febbraio. Attendo anche notizie più precise, le tue foto e quelle del babbo. Mi meraviglio che oltre te, la mamma, i tuoi, nessun altro scriva. Nulla di Gaspani, di Franco, di Orazio (ebbi solo una sua cartolina), Medri, Bottian, Mangotti, Anna M. di Faenza, nessuno scrive. Perché? Vorrei ricevere da tutti e spero, per sentirmi meno lontano e meno dimenticato. Tu sapessi Cicci, come si sente, qui, la lontananza dai nostri cari, dai nostri amici, dalla casa e delle abitudini. Mi sembra di essere via di casa da un secolo. So che tu mi ricordi, il tuo pensiero è sempre rivolto a me, che mi vuoi tanto bene e che la tua attesa è tanto snervante quanto la mia, e ciò mi calma molto. Pensa, Cicci, che presto sarà l’anniversario del nostro matrimonio. È il quarto, e non uno abbiamo potuto festeggiare insieme. Spero fermamente nella possibilità di essere insieme per il quinto. Sogno il ritorno, la nostra riunione, la nostra felicità, come a qualcosa di immensamente bello. Sarà come se ci sposassimo, come se il passato più non contasse. Non pare anche a te? Devi avere fiducia nel prossimo futuro, nella felicità che sarà nostra e immensa, nel mio amore profondo e, in un certo senso, nuovo, più giovane e più fresco. Anch’io ho la fede nel ritmo sollecito e in te! Scrivi sempre e a lungo,perché non usi più la macchina? E dimmi tutto. Salutami tutti di casa e amici. Ti abbraccio forte cin tanti baci, tuo Giorgio.
Manoscritto il 17 giugno 1943 dal Campo n. 24/4, timbro di arrivo il 26.8.1943
Mia carissima Cicci, confermo ricevuta delle lettere della Bianca Gaspani e Mari. Per tutti ho risposto a te nella precedente aerea. Ripeto un grazie per tutti e la preghiera a te d’essere interprete. Ti ho già scritto di Mari, mi ha comunicato che mi è stata conferita la croce di ferro di 2ª classe, attendo da te qualcosa al riguardo. Così nella precedente, ti ho rivolto molte domande circa i matrimoni dei miei fratelli e, possibilmente, fotografie delle coppie. È vero che Franco attende un figlio? Troverò nipotini al mio ritorno? Tutti questo avvenimenti e mutamenti dalle vecchie note situazioni mi danno l’impressione di essere tanto lontano e strappato dalla vita di tutti voi; di essere una piccola cosa che non conta più, cui si racconta qualche lince generali, senza dettagli e particolari, perché non sento dire di più. Franco si limita in poche righe, in calar ad una lettera della mamma, ad annunziarmi che si era fidanzato. Dalla Bianca ho saputo che si è sposato e basta. Forse nessuno si rende conto del mio vero stato e delle aumentate necessità di sapere, di conoscere, d’essere informato di tutto e di tutti, appunto, per sentirmi meno distaccato e meno lontano. Scusami questa parole, non avevo pur dirlo a te perché a tua volta lo dica agli altri. Pare che il gran caldo non debba più molestarmi essendo cominciate le piogge. Io continuo a stare bene. Sono sempre con te e sogno sempre di te. Continuano i mie progetti e vedo la felicità immensa di un prossimo domani in virtù di amore rigenerato e forte che ci unirà come non mai. In tale visione vivi anche tu, calma e fidente. Saluti a tutti, affettuosità e baci, tuo Giorgio.
Manoscritto il 29 luglio 1943, timbro di arrivo il 26.12.1943
Mia carissima Cicci, nulla ancora cui rispondere. Sono sempre al 29.3. Stiamo rivivendo ore di particolare orgasmo per il rapido succedersi di avvenimenti nuovi e di grande importanza. Credo che tutta la situazione volga ad una soluzione e puoi immaginare la nostra tensione e la nostra attesa. Ho molto fiducia che presto sarò a casa, nelle tue braccia in cui troverò finalmente il riposo desiderato e tanto necessario. Nervi sono tesi sino allo spasimo e tutto l’organismo vibra in una continua agitazione morbosa, che certo non fa paura. Ho sentito di un nuovo bombardamento a Bologna e per quanto ti sappia in campagna non sono tranquillo né per te, né per tutti, meno i tuoi. Li ho pregato con una cartolina precedente di spedirmi un telegramma con notizie di tutti voi e rinnovo ora la preghiera. Tuo fratello dove si trova? E Paci è rimasto a Bologna o Padova, e Franco? È ben triste essere così all’oscuro di tutti e di tutto. Mi raccomando di stare più che puoi in campagna, tranquilla e lontana da ogni rumore, nell’attesa di tuo marito che non tarderà a raggiungerti. Se puoi preparagli qualcosa che gli possa essere utile al primo ritorno, ricordami a tutti e fa che mi scrivano. Saluti affettuosi a tutti di casa, Bianca e amici. A te mando un affettuoso abbraccio e tanti baci, Giorgio.
Manoscritto il 19 ottobre 1944 dal Campo n. 10/5, timbro di arrivo il 30.5.1945
Mia carissima, spero che questa posta giungerti presto in confronto alle precedenti e riassumo: io ti ho sempre scritto regolarmente, ho avuto tue notizie sino al 29 agosto del 1943 e, successivamente, solo una lettera della mamma scritta da Padulla il 22 febbraio 1944, cui ho già risposto indirizzandola a Varese. Ultimamente ti ho spedito una mia fotografia che risponde poco all’originale. Le preoccupazione per le tue condizione, dato il lungo silenzio per un periodo tutt’altro che facile e tranquillo, è tale che a volte mi sembra d’impazzire e nulla vale a confortarmi o tenermi tranquillo. Ti penso continuamente e prego tanto per te e per tutti i miei cari. Inutile dirti quanto desideri il ritorno per riabbracciarti e darti quella felicità e quell’aiuto morale di cui immagino la tua necessità dopo tanto travaglio. Povera piccola cara Cicci, abbi pazienza ancora e raccogli tutte le tue forze per resistere agli ultimi morsi della tragedia sino al mio ritorno. Ti dissi in altre di conservare l’appartamento in città perché vorrei tanto tornarci, ma ho perso la speranza di ciò possa essere. Tu resta comunque in campagna e poi, insieme, vedremo. Saluta per me tutti del paese e i parenti. Aspettami con fiducia Cicci e continua a scrivermi sempre. Auguri per le prossime festa e tutti di casa, tanti baci affettuosissimi e carezze, Giorgio tuo.
Manoscritto il 1° marzo 1945 dal Campo n. 10, timbro di arrivo il 29.5.1945
Mia Cicci carissima, vorrei che la mia costanza nello scriverti settimanalmente, pur non avendo nulla cui rispondere a fatti nuovi da annunciarti, fossi premiato da una tua regolarità nel ricevere ed è solo per questa speranza che insisto ad indirizzarti una corrispondenza che, per essere sempre unilaterale, è monotona e tutte ripetizioni. Non ho niente di te, mia povera piccola, da tanti e tanti mesi che mi sembrano una eternità e lo è effettivamente. Agosto 1943! E siamo al marzo del 1945! Faccio continue supposizioni circa il tuo stato e le tue condizioni; mi illudo a volte che tu stia bene, o abbastanza bene, aiutata da buoni amici e conoscenti, in compagnia delle tue sorelle di campagna, della Bianca e figlioli, uniti nella stessa necessità del momento. Altre volte ti penso invece isolata dagli altri, in un triste vagabondaggio senza aiuti e senza risorse; a volte ancora, ammalata o peggio e allora non ti so dire Cicci a qual punto arrivi la mia tristezza e come cupo sia il mio stato d’animo. Io che in certi momenti, frequenti ormai, sono sgarbato e nevrastenico sino a non sopportare nessuno e non posso far più niente, nemmeno leggere. Quando avrò tue notizie. quando potrò rivederti? Speriamo presto! Saluta tutti, stai in buon animo e scrivimi. Tanti baci, Giorgio.

Manoscritto il 5 aprile 1945 dal Campo 10/5, inoltrato per Sala Bolognese, timbro di arrivo l’8.6.1945
Mia carissima Ciccia, anche la Pasqua è trascorsa nello stesso clima di nostalgia e sconforto, la caratteristica d’ogni ricorrenza ed accentuato particolarmente per la continua mancanza di tue notizie. Pensa che sono sempre a quella lettera del 29 agosto 1943! Ogni volta che giungono lettere ad altri mi sento ribollire di invidia e non so frenarmi in questa ingiustizia che mi perseguita con troppa insistenza. Il mio pensiero ti segue di continuo e non ti so dire come sia preoccupato e a quali ipotisi giunge attraverso il tormento di tutte le possibili eventualità. Ti raccomando di scrivere di tutto e di tutti, appena ti sarà possibile, ripetendoti tante volte e di nulla tacere. Fai anche dei messaggi per informarmi il più presto di te, della tua salute e delle condizioni generali in cui ti trovi. Spero che gli amici di Sala Bolognese non ti abbandoneranno e lì verrò a prenderti al mio ritorno. Fatti forza e abbi fede nella primavera che tornerà anche per noi. Se puoi saluta tutti i miei e tuoi di casa, amici e parenti. A te tutto il mio amore e un sacco di bacioni, tuo Giorgio.
Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della memoria
MILITARI ITALIANI PRIGIONIERI IN INDIA (3^ SEZ.) – Vitoronzo Pastore
