PRESENTAZIONE
Il libro in formato 17×24 è composto da 294 pagine e come mia consuetudine primeggia sullo sfondo della copertina il Tricolore, in ONORE a tutti quei militari che furono trattenuti all’interno del filo spinato nei Campi di concentramento allestiti. Nel presentare questo volume ai miei lettori non ho la presunzione di voler raccontare la storia delle sanguinose battaglie tra le forze dell’Asse e gli Alleati: l’Armata Inglese e Paesi del Commonwealth.
Invece, molto ho scritto, meglio dire trascritto, oltre 380 corrispondenze dai campi di prigionia dislocati in India: n. 34 schede di cattura; 17 schede fotografiche, n. 12 cartoline di notifica; n. 10 cartoline di cattura; n. 28 documenti inglesi, n. 14 matrici derivanti dai registri inglesi e una ventina di corrispondenze della C. R. I. e della Città del Vaticano.
Nelle prime pagine ho annotato le dislocazioni dei Campi di concentramento dislocati in India di prigionieri provenienti dai Campi dislocati in Egitto: Geneifa, Alexandria e Suez; vengono risaltate le schede di cattura, le generalità col grado da militare, le unità operative di appartenenza, il luogo di cattura, il numero di matricola, l’indirizzo della famiglia.
Nelle pagine seguenti le condizioni di vita nei campi di concentramento è raccontata dai protagonisti.
Il soldato Salvatore IACONO scrive il 29 dicembre 1943 alla sua cara moglie: …Mia carissima, apprendo che tutta la Sicilia è stata occupata dagli Alleati. Mi sono rallegrato assai, grazie a Dio tutto è andato bene, non puoi immaginare il dolore e il pensiero che ho avuto in questi sei mesi dopo lo sbarco in Sicilia, verso te e tutta la nostra famiglia, sinceramente io immaginavo peggio. La mancanza della posta è dovuta a tutto quello che è successo, sono stato fortunato che la prima posta arrivata dalla nostra Provincia, sono stato io. Cara sposa, dopo 18 mesi di stare vicino a Burgio, oggi, per mezzo di una partita di calcio, ci siamo visti e per circa due ore abbiamo conversato, finalmente dopo tanto tempo che ci siamo parlati al di là del reticolato. Ti dico che dal giorno in cui gli Alleati hanno occupato la Sicilia, noi prigionieri abbiamo un po’ di libertà, dicono anche che i reticolati li toglieranno, speriamo che sia così, li vedo da tre anni e non se ne può più…
Il soldato Vincenzo IACONO il 25 novembre 1945 si esprime: …La mia vita è sempre la stessa, si lavora, si mangia e si dorme, non ci manca niente, non abbiamo niente da obbiettare, solo che vorremmo tutti quanti assaporare quello che ci manca, l’amore del nostro focolare, le nostre famiglie, i nostri cari…
Il 30 marzo 1942 la camicia nera Biagio ANGARELLA manifesta apprezzamenti agli Inglesi ed impreca: …È anche vero che vediamo il filo spinato, gli inglesi ci trattano bene. Non vedo l’ora di stringervi tra le mie braccia. Preghiamo il Signore che dia una mano per far finire la guerra quanto prima, altrimenti staremo qui a sognare i nostri cari. Durante la mia assenza è nato mio figlio, ha quasi quattro anni e ancora non lo conosco, maledetto chi ha colpa…
L’11 settembre 1945 Ettore SALADINO scrive alla sua consorte: …Apprendo attraverso comunicazioni radio che la situazione in Italia, politicamente ed economicamente non sembra essere confortante, naturalmente questo stato di cose contribuirà sulla sorte e la permanenza ancora lunga o breve dei prigionieri di guerra italiani…
Il 5 aprile 1942 l’artigliere Ferdinando LORUSSO inoltra a sua moglie: …Rosetta cara, non dimenticare di scrivere spesso e a lungo, le tue nuove sono sempre portatrici di gioia, inoltre, le missive, più ne arrivano, tanto più sollevano le ansie in questo maledetto posto, ci fa stare meglio e risollevati, qui non vediamo altro che il reticolato, ci deprime di più di quanto già lo siamo di nostro, per la lontananza dalle persone care. Quando ricevo specialmente le tue notizie mi sento rinascere, così è la vita qui, in attesa di notizie dalle persone care per sopperire la nostalgia…
Il 24 dicembre 1942: …Rosetta, questa notte nascerà il Bambino Gesù, forse è un sogno per me, vano scherzo dei miei sensi stanchi. È pur così dolce di aver sete di un tuo sorriso apportatore di serenità, anche una lacrima spunterà questa notte sulle mie ciglia, sarà una lacrima dolce che mi farà tanto bene al mio cuore. Spero che non avrai dimenticato di pregare al Bambinello Gesù, di farci riunire nel prossimo Santo Natale…
Vi sono tantissime corrispondenze che mi hanno turbato ed emozionato e faranno commuovere i più ostinati increduli. La loro voce più comune sono le lamentele del servizio postale, sia in partenza che in arrivo da provocare da ambi le parti sofferenze fisiche e psicologiche.
Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della memoria
