I.M.I. Internati Militari Italiani

INTERNATO MILITARE MARÒ MARTINO MAZZOTTI – Vitoronzo Pastore

RELAZIONE dell’internato Martino MAZZOTTI, nato l’11.11.1923 a Cesenatico

Cesena, 18 settembre 1945

All’atto della cattura era presso Scuole CREM motoristi di Pola, seguiva un corso presso la scuola Sommergibili

La vita che ho trascorso dal giorno dell’armistizio, e precisamente dall’8 settembre, si è svolta così: nel momento stesso fu per noi tutti una grande sorpresa e una immensa gioia, ma la nostra felicità durò ben poco, perché quando io e gli amici, MAIOLI e MONTEBELLI, tentammo di salire su un peschereccio, che sarebbe giunto a Rimini, un ufficiale (il cui nome non mi ricordo), impugnando la pistola, ci fece ritornare nei nostri dormitori.

Fino alla notte dell’11 settembre, nella scuola in cui mi trovavo, ci fu una immensa calma, ma il giorno dopo, verso le ore 14,00, vennero i tedeschi, ognuno di noi aspettava la sua sorte. L’ordine fu di depositare le armi, vi fu un discorso fatto dal comandante in prima, dicendo che ci avrebbero concentrati a Lubiana, e con il susseguirsi del tempo ci avrebbero mandati ognuno alle nostre case. Ma tutt’altro, la cosa fu ben diversa, si trattava che eravamo sotto il gioco tedesco, e che la vita incominciò lo stesso giorno; inquadrati ci mandarono in una caserma di artiglieria e il giorno dopo si partì con una autocolonna verso Trieste. Da qui, in carri bestiame ferroviari, una cinquantina per ognuno, la notte del 17 settembre arrivammo a destinazione e cioè, al Campo di concentramento di Fürstenberg. Le prime proposte fattaci, e precisamente da italiani dell’esercito e della marina, furono di arruolarsi coi tedeschi. Coloro che acconsentirono furono pochissimi.

Se la mia vita in Germania ve la dovessi raccontare palmo a palmo, il mio scritto diventerebbe un romanzo, sarebbe una tragedia, ma non desidero affatto rivivere quei momenti per me tanto tristi e monotoni, perché la vita che conducevo ogni giorno, per me era una lunga sofferenza, e il dolore era il compagno inseparabile dei miei giorni. Dopo 15 giorni fui fortunatamente trasferito a un comando, era il 22 novembre, in un campo di quarantena. Per un periodo di tempo non lavorai, ma poi incominciai anch’io, fui destinato a riparare motori scassati di apparecchi e si mangiava ogni 24 ore, si soffriva la fame, che non auguro a nessuno, anche il freddo. Mi cambiarono presto lavoro, mi misero in un smistamento di macchine di qualunque specie, dove il lavoro era migliore e gli aguzzini, meno aguzzini del solito.

Il giorno 15 agosto 1944 fui ancora trasferito in un campo che dopo otto giorni di lavoro, fummo sottoposti alla domanda per passare civili. Ecco di nuovo la grande pena, il rimarginare delle ferite era vicino. Eravamo 120 prigionieri, e rimanemmo circe 40. Ci trasportarono in un Campo di prigionieri Russi, in un sotterraneo dove a breve incominciò l’interrogatorio. Sui 40 eravamo rimasti solo due, io e un certo Croce FERRIGUO della Provincia di Messina. Gli altri dovettero accettare perché non potevano più resistere al maltrattamento e alle torture. Noi invece resistemmo sino all’impossibile. Io, più giovane, stavo a disposizione dell’amico e lo seguivo in ogni dove, ma fummo costretti anche noi di cedere, perché verso la mezzanotte, dopo tante torture, non potevamo più proseguire il cammino e sopportare il cinismo tedesco. Il 28 agosto 1944, fui trasferito in una centrale come magazziniere e ci rimasi fino al 30 gennaio 1945, e siccome i Russi avanzavano con rapidità, fummo di nuovo trasferiti in una piccola cittadella, ove per raggiungerla, facemmo a piedi 180 km. Arrivammo nella città di  Ellenburg privi di sensi per mancanza di viveri.

Dopo due lunghi mesi e duri sacrifici, fummo finalmente liberati dagli alleati americani. Il giorno 21 aprile. Il momento tanto aspirato era giunto, e solo allora potei manifestare interamente il mio stato d’animo e il cambiamento di vita, che in 22 mesi avevo lungamente e penosamente sofferto sotto il barbarismo tedesco. Vi rimasi sotto gli alleati sino al 27 agosto e la mia vita la trascorsi magnificamente bene, e cambiò per me, a tal punto, che mi sembrava di vivere un sogno, mentre invece era la realtà, la realtà viva della vita.

I.M.I. CENTRO DI RACCOLTA DI BOLZANO – Vitoronzo Pastore

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