Adolfo Rollo

La Basilica di Santa Fara in Bari

Il merito della devozione e del culto di S. Fara a Bari va dato al prof. avv. Simeone Di Cagno Sessa. Egli ha saputo lavorare con costanza e fiducia e oramai può essere contento che la sua opera ha preso l’avvio per un avvenire che si presenta felice.

Il 7 dicembre 1938, festa di S. Fara, Mons. Giovanni Anaclerio, delegato dell’Arcivescovo Mons. Marcello Mimmi, benedì e pose la prima petra per la costruzione della Casa e Chiesa di S. Fara. Assistevano alla funzione il prof. Simeone di Cagno Sessa, D. Giovanni Battista Ceci O.S.B., D. Antonio Carucci, l’ingegnere Franco Nonnis Marzano, il costruttore Giuseppe Garibaldi ed altre distinte persone.

Il suolo su cui stava per sorgere l’opera apparteneva al benemerito prof. Di Cagno Sessa, sulla via provinciale per Bitritto, ora via Gen. Nicola Bellomo, nelle vicinanze del Rione del Policlinico.

Ad un anno di distanza, il 7 dicembre 1939, a cura dello stesso prof. Di Cagno Sessa, era già costruita la futura sacrestia della chiesa con alcuni locali annessi. Detta sacrestia che ora funziona da cappella sin al compimento del tempio, fu arricchita di paramenti sacri e di una preziosa reliquia di S. Fara (parte di osso frontale), donata dal monastero di Faremoutiers. La pala dell’altare maggiore rappresenta S. Fara dell’immagine di Sciacca, opera pregevole del prof. Lanave di Bari.

Forse sarà utile dire che la costruzione dell’opera di S. Fara “trae origine dalla notizia dell’apparizione della Santa, che si dice avvenne il 13 dicembre 1929, nell’antica chiesa dei benedettini, detta di S. Michele, ad una pia donna barese”.

Ecco come l’episodio fu narrato dal bollettino di S. Fara nel febbraio del 1939.
Maria Nicola Monno, pia e povera donna, si portava di buon mattino, il 13 dicembre del 1929, alla chiesa di S. Michele, in via S. Benedetto, dove si celebrava l’ottavario dei Defunti. La pia donna, assistendo alla messa aveva fatto la comunione; mentre ritornava al proprio posto, fu avvicinata da una sconosciuta, vestita di nero, che le chiedeva di parlare; in risposta le fece intendere che l’attendesse quando sarebbe uscita di chiesa. Infatti la sconosciuta attendeva nella piazzetta antistante; le si avvicinò offrendole una immaginetta di S. Fara.

La Monno, quasi interdetta, accettò il dono, mentre una seconda donna sopraggiunta l’animava col dire: “Si, prendetela, quella Santa fa molti miracoli, prendetela, prendetela”. Di li a poco la Monno, riavutasi dalla sorpresa, si voltò per riconoscere e ringraziare le due donne, ma, con sua sorpresa, erano già sparite.  Ritornata a casa, i suoi si accorsero del turbamento che la rendeva inquieta, per cui dovette raccontare l’accaduto. Mise l’immaginetta in una cornice e la depose su suo altarino; ogni giorno poi pregava la Santa della Provvidenza.

Nel 1936 si riparlò dell’episodio suddetto e si venne a conoscenza che l’immagine era di quelle pubblicate a Gravina di Puglia verso il 1914.

Conseguenza provvidenziale del fatto fu, come si è detto, che l’avv. prof. Simeone Di Cagno Sessa approfondì la conoscenza intorno a S. Fara, si recò in varie cittò d’Italia dov’era venerata la Santa e poi in Francia all’abbazia di Faremoutiers, borgo a circa 52 chilometri da Parigi, per attingere alla fonte notizie certe su S. Fara.

In una seconda visita fatta a detta abbazia, il prof. Di Cagno Sessa ebbe in dono una preziosa reliquia della Santa. Fu allora che il pio benefattore, «riandando alle parole pronunziate dalla Santa, comprese esser volontà della stessa che fosse pregata, che fosse propagata e che perciò fosse costruito un tempio a lei dedicato».

Durante l’anno nella chiesetta di S. Fara vengono celebrate a Bari tre feste in onore della Santa: e cioè il 10 maggio la benedizione delle spighe; il 3 agosto la celebrazione del Patrocinio della Santa; il 7 dicembre la festa liturgica di S. Fara.

Il 7 dicembre del 1943, dato l’incremento della devozione dei fedeli, Mons. Marcello Mimmi, arcivescovo di Bari, accogliendo i voti del prof. Di Cagno Sessa, fondava canonicamente la parrocchia di S. Fara.

Il 22 ottobre del 1947, il prof. Di Cagno Sessa con atto del notaio A.S. Vernice, faceva atto di cessione dell’Opera di S. Fara ai Padri Cappuccini della Provincia di Puglia. I Padri Cappuccini, accogliendo i voti dell’insigne Benefattore, hanno dato vita ad una molteplice attività di apostolato e d’intensa operosità di vita e di spirituitalità francescana.

Ormai è una realtà imponente la mole del nuovo Collegio Missionario, sede della Curia Provincializa dei Padri Cappuccini di Puglia, con una numerosa comunità di studenti teologi cappuccini di Puglia.

http://www.santafara.org/il-santuario/storia-del-santuario.html

Domenica, 7 dicembre 2014, l’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Francesco Cacucci, ufficializzò l’elevazione della parrocchia a titolo e dignità di Basilica Pontificia Minore.

All’esterno della Basilica si ammirano le straordinarie bellezze di tre grandi porte in bronzo di Adolfo Rollo, sono considerate le piú grandi dell’Italia Meridionale. Complessivamente le tre porte coprono una superficie di 30 mq di bronzo.

Adolfo Rollo

Osservando la porta dell’ingresso, nelle formelle si notano la nascita di Gesù, la chiamata di Pietro, la resurrezione della figlia di Giaìro, la resurrezione di Lazzaro, il bacio di Giuda, Gesù Cristo deriso, la Deposizione, la Resurrezione; sulle due ante un grande crocifisso è posto a guardia tra la Madre, San Pietro e San Francesco alla sinistra, mentre nell’altra sono evidenti San Giovanni, San Pietro e Santa Fara.

Seconda grande porta

seguono particolari

terza grande porta

All’interno  della Basilica si ammirano altre opere di Rollo di grandissimo valore artistico e un seducente e incantevoli messaggi di amore e fratellanza.

Abside maggiore

Il grande Crocifisso di Adolfo Rollo nella Chiesa Matrice di Casamassima (BA)

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