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PRIGIONIERI ITALIANI IN GRAN BRETAGNA 1941-1946 – Viroronzo Pastore

PREAMBOLO

 Nel presentare questo volume ai miei lettori non ho la presunzione di voler raccontare la storia delle sanguinose battaglie tra le forze dell’Asse, l’Armata Inglese e Paesi del Commonwealth. Invece, molto ho scritto, meglio dire trascritto, 470 corrispondenze dai campi di prigionia dislocati in Gran Bretagna; 46 schede di cattura; 20 schede fotografiche; 17 matrici derivanti dai registri inglesi; 6 airgraphs; 6 fogli di licenza; 7 schede inglesi con dati personali, numeri matricolari, trasferimenti da un campo ad altro, vaccinazioni e ricoveri ospedalieri (molto rari) e una trentina di documenti vari. Nelle prime pagine ho evidenziato le schede di cattura con didascalie che riportano i dati personali di ogni prigioniero, il numero di matricola, l’indirizzo della famiglia, l’unità militare di appartenenza, il giorno di cattura, il luogo di cattura e trasferimenti. Nelle pagine successive le condizioni di vita nei campi di concentramento raccontata dai protagonisti, le loro sofferenze per lontananza dei propri cari e per un servizio postale alternante.

Il caporale maggiore Rocco CAFARO scrive il 10 settembre 1944 alla famiglia: Sono rimasto molto dispiaciuto nel leggere una tua lettera dove mi dici che Maria ha fatto la Prima Comunione, come ti ripeto sono molto dispiaciuto perché ci volevo essere anch’io, del resto anche per questo, pazienza!

 Il caporale maggiore Francesco CAPUTO scrive il 6 giugno 1944: Cara Maria, ti assicuro l’ottimo stato della mia salute, come spero di voi tutti. Non puoi immaginare la gioia di tutti noi per le notizie che pervengono per via radio, siamo tutti pronti e pieni di volontà per collaborare con i nostri salvatori della nostra cara Patria.  Il 9 gennaio 1945 il caporale maggiore Francesco riceve una lettera da sua figlia: Carissimo babbo, non potete credere la gioia nel ricevere la desiderata tua lettera, l’aspettavo con ansia durante queste feste, intanto il Signore l’ha fatto raggiungere il giorno dell’Epifania. In questi tempi non sembrano per niente le feste nel senso materiale, ma spiritualmente si ricordano di più, facendo una preghiera ancora più particolare per i cari lontani. Quest’anno credevamo sicuri che le feste natalizie le dovevamo fare con la vostra presenza, ma il Signore ha voluto così, abbiamo molta fede e fiducia in Lui e ovunque noi saremo ci guiderà.

 Il 4 gennaio 1946 Vincenzo DITRANI scrive a suo fratello: Caro Nunzio, rispondo alle tua lettera la quale mi dici che tutti rimpatriano ed io sono ancora qui. Cosa devo dirti caro Nunzio, che mi piace stare in questo posto? Credo che ho inviato come avvengono le partenze. Essi avvengono a scaglioni, prima i malandati, cioè coloro che non tanto stanno bene in salute. Poi gli anziani con prole, poi gli anziani, poi ancora gli sposati con prole, poi quelli senza figli e per ultimo gli scapoli a seconda la propria anzianità, detto questo, aspetti, aspettatemi se tutto va bene, a maggio o giugno. Ormai sono quasi sei anni che sono lontano, un mese in più, un mese in meno, sì che c’è differenza, ma cosa posso farci, debbo e abbiate anche voi un po’ di pazienza, quel giorno arriverà anche per me.

 Il 10 ottobre 1943 Egidio AUSATI, inquadrato nella Regia Marina scrive a suo padre: Amatissimo papà, sono privo di vostre notizie dal mese di febbraio. Puoi immaginare il mio stato d’animo in questi momenti trovandomi prigioniero, mi tocca fare il neutrale per forza maggiore. Dalle esperienze acquisite da quando sono lontano da voi, dico: nella vita i nemici sono più necessari degli amici, sono essi che ti tengono vivo e desto, e che ti misurano le forze. Vorrei parlarti a lungo, ma non è il momento. Le idee in questi tempi non valgono più del cannone e del carro armato che si impongono a qualsiasi “Idea”. Io qui mi tengo le mie idee per me. Lavoro, scrivo, studio quando ho il tempo.  

 Vi sono tantissime corrispondenze che parlano del presente e del futuro di cui mi hanno turbato ed emozionato e faranno commuovere i più increduli. Immaginate di vivere senza libertà, Essa è l’essenza della vita.

Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della memoria

Il mio pensiero

Non chiedo niente, forse troppo.

Sognare si può,

anzi si deve, cosa?

Che tutti gli esseri umani,

senza distinzione

di razza e di religione,

si comportasse con EMPATIA,

solo così si vivrebbe

in un modo migliore

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