Corrispondenza inviata a Ruvo di Puglia (Bari)
Manoscritto il 29 agosto 1945 dal caporale Aurelio De FEO, matricola 246682, Campo n. 305
Cara mamma, vi scrivo questa lettera facendovi sapere che sto bene, sperando al Buon Dio di sentire sempre di voi, del caro papà e di tutti in famiglia. La cara nipotina Loletta a chi pensa? Ho ricevuto solo un paio di volte i suoi scritti, spero che non sia come gli zii che non mi fanno sapere come va a scuola, e anche il nipotino Mimmo, forse la lontananza fa dimenticare, spero che non sia così. Cara sorella, io vi scrivo solo quando posso; di questi biglietti ne danno solo uno alla settimana più una cartolina. Passo le giornate a scrivere un po’ di tutto, canzoni, un po’ di romanze e un po’ di matematica, così passano i giorni. Per me un vostro scritto mi fa tanto piacere, e soprattutto non mi fanno stare in ansia e per questo ti chiedo di scrivermi spesso. Specialmente in questo ultimo periodo, dopo anni che dicono e ridicono di rimpatriare, l’attesa innervosisce e stiamo peggio di prima. Scrivete, scrivete, non pensate alle notizie che ci danno che siamo in viaggio, quando sarà il momento la notizia la scriverò io e appena messo piede in Italia, invierò un telegramma, ok? Nell’attesa scrivetemi spesso, qui si vive di speranza. Ti raccomando per la mamma, non altro, tanti baci a tutti, vostro Aurelio.
Manoscritto l’11 settembre 1945 da Luigi DI TERLIZZI, matricola 40302, Campo n. 321
Caro cognato, ti scrivo queste poche righe assicurandoti che me la passo bene di salute, così vorrei avere buone notizie da te come anche tutti in famiglia. Per il mio ritorno, per quest’anno è molto difficile, se ne parla per il ’46, è inutile spiegarlo, l’avete capito anche voi che alla nostra situazione non ci pensa nessuno a meno ché qualcuno si ammala, ma è meglio essere sani ed avere una pazienza infinita. Dal primo giorno da prigioniero che non sto facendo niente, domina il non far niente e a volte ci domandiamo che colpa abbiamo commesso per stare in galera. Il mangiare non ci manca ma è inumano lo stesso, e dal 1939 che siamo qui nel deserto, non si può dire terra dove cresce l’erba e sono passati sei anni che non la vedo, è ancora verde? Saluti a tutti in famiglia, continuate a scrivere, tuo cognato Gino.
Manoscritto il 28 ottobre 1944 da Vincenzo TURTURO
Carissima sorella, in salute sto bene, al pari spero di sapere di voi tutti. sorellina, questa foto l’ho fatta insieme agli inglesi dove lavoro, spero che vi piacerà, fatta in questi giorni. Ora credo che sarete convinti di sapere che sto bene in salute, non mi manca nulla, manca solo il mezzo di trasporto per ritornare tra voi. Tengo a precisare che sono due mesi che non ricevo vostre notizie. Io vi scrivo come al solito, una e quando posso anche due volte alla settimana. I miei compagni ricevono posta, anche i paesani, quindi, per favore scrivete spesso per non avere pensieri e per non stare sempre in ansia, questa ultima è la nostra malattia assieme alla lontananza. Non altro, salutami tutti, bacioni con affetto a tutti, tuo fratello Vincenzo.
Manoscritto il 10 maggio 1944 dal caporale maggiore Valentino DEL SORDO, matricola 411761, Campo 307
Miei cari, vi faccio noto che me la passo molto bene in salute e in tutto. Cari, immagino la vita che passate, non ditemi che non è vero. Cara mamma, fatemi sapere se prendete il sussidio per la mia prigionia, inoltre mi dico diverse volte quali indumenti mi dovrò mettere una volta tornato a casa, non ne avevo prima, figuriamoci ora. Altre volte mi dico che non m’importa niente, vorrei stare tra voi e stare tutti bene in salute. Caro Ettore, stai attento a scuola, studia di continuo, quando arriveremo noi sarai più libero, ma studierai di più perché saremo lì a controllarti, sono diversi mesi che non ricevo posta, forse colpa tua che non scrivi più? Dai tanti baci da parte mia a mamma e a papà, con affetto tanti baci a tutti, vostro Valentino.
Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della Memoria
PRIGIONIERI PUGLIESI IN EGITTO (14^ SEZIONE) – Vitoronzo Pastore



