2a Guerra mondiale

PRIGIONIERI ITALIANI IN ALGERIA (14^) – Vitoronzo Pastore

Campi dislocati ad Orano (Algeria) – Formulario USA e censura mista

Manoscritto il 12 marzo 1944 dal soldato Vincenzo DI MARIA, matricola 147778, Campo n. 141, inoltrato per Canicattì (Agrigento)

Cara sposa, rispondo subito alle tue notizie che portava la data del 23 settembre e una del 18 febbraio 1944 e un’altra il 20 ottobre, le ho ricevute tutte assieme. Non puoi immaginare quanta gioia mi hanno portato. Ho appreso che state tutti bene in salute, grazie a Dio. Anch’io godo ottima salute. Ho appreso che siete molto apprensivi, invece dovete stare tranquilli, sto bene. Gli americani ci trattano bene e non ci fanno mancare nulla, ci concedono tutto il necessario, la posta si fa desiderare. Ma l’importante è star bene. Quasi, quasi mi viene voglia di dire di star meglio adesso e non quando ero sotto le armi, non siamo liberi, ma non lo eravamo neanche prima: fai questo, fai quell’altro. Speriamo che tutto finisca quanto prima per poter tornare a casa. Non altro, tanti baci a tutti in famiglia, tanti bacioni alle nostre mamme e papà, a te unito al nostro figlioletto tanti abbracci e bacioni infiniti, tuo sposo Vincenzo.

Manoscritto il 17 gennaio 1944 dal sottotenente Lorenzo LO CASCIO, matricola 47715, Campo n. 142, inoltrato per Palermo

Ladiuccia mia, lo spazio è tiranno e avrei tanto da scriverti. Ho avuto, finalmente, il giorno 13 la posta: immensa la gioia. Ora so più concretamente pensarvi, dove collocare opinioni della vostra triste e difficile vita. Per esempio che sei tornata da Niscemi, ma non se la casa del paese ha subito o meno saccheggio. Ho trovato una frase bellissima, nella quale accenni a una sgradevole notizia. Ma mi sono rassicurato sul vostro conto, ed è ciò che vale una perquisizione in via Cuba: molte delle nostre cose perdute? Ho avuto di tuo soltanto due lettere, del 27 novembre e del 2 dicembre, ne mancano due, per adesso. Spero che ormai il servizio postale per me si normalizzi,è stata una fortuna che io abbia per il 13, dato il nome di Renzo, oltre che di Lorenzo, mi era, più volte venuto il sospetto che sia te che mamma avete tagliato. Sono tanto contento di tutto quello che mi racconti di Martinello. Avevo paura che lo stato d’animo ti obbligasse doverlo anzi tempo, e non avessi che dargli a Niscemi, o che il tuo latte, per le tue sofferenze, gli facesse male. Grazie a Dio, so che il bimbo e che è anche nervoso, cioè pieno di vitalità. Quando tornerò non soffrirà piangere, ma pazienza. Diventeremo amici. La notizia che tu ti sia dimagrita, se è triste, come è stata inattesa: meno male che ci sia Enrico a preoccuparsi della tua salute. A lui tante grazie, e una stretta di mano. Mi dispiace che tu debba pesare economicamente su Lina ed Annida.  Io ti dico di cercare sempre me un amico, ma in ogni modo curati e alimentati nel miglio modo possibile. Tieni comunque i conti. Al mio ritorno spero di poter restituire presto; ciò non esclude che arriverà la nostra riconoscenza. Tutti i capi di corredo da te menzionati, li posseggo. Ho saputo di Pippo Pasca, ma è stato trasferito, a suo tempo, dal mio campo per un incarico diverso, pare, dal mio, prima che potessi vederlo sono stati tre mesi, in perfetta fraternità. Con Franco Salvo, la cui amicizia sarà uno dei pochi beni che porterò dalla prigionia. Con Giacomo siamo stati un poco insieme. Leggi la lettera che scrivo a mamma. A te tanti baci forti e tanti a Martinello che mi ha mandato i suoi. Tuo Renzo.

Manoscritto il 10 febbraio 1944 dal capitano Giuseppe ROCCAPALUMBO, matricola 47472, Campo n. 131, inoltrato per Porticello (Palermo)

Mia carissima Giuseppina, in salute sto bene. Ancora non ho ricevuto il piacere di ricevere una tua risposta alle mie lettere. Scrivimi possibilmente ogni giorno. Se hai bisogno denaro, riscuoti i tuoi buoni fruttiferi e vendi tutto, perché non vi manchi nulla. Ho scritto a mia sorella Santina in America. Fammi sapere se ti hanno dato il mio stipendio con l’augurio che la presente trovi tutti voi bene. Bacioni a te e ai nostri cari bambini, a mia madre, a Maria, ai tuoi, agli amici e parenti, tuo affezionatissimo Giuseppe. Fammi sapere qualcosa di Fifì di Nino.

Caro Ninì, ho saputo che le scuole sono state riaperte e spero che tu le frequenterai. Il babbo è lontano, ma col pensiero è sempre vicino a te e ti segue nello studio. Certo studierai di più per darmi maggiore contentezza mia venuta. Ormai sei un ometto e non devi più far disperare la mamma, né litigare con la sorellina, scrivimi anche tu una letterina e mi farai sapere qualche cosa della scuola. Prega il Signore che presto papà possa tornare sano e abbracciarvi con quel desiderio che l’animo mio sente. Ti abbraccio e ti bacio con Francuccia e Maria, tuo papà.

Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della Memoria

PRIGIONIERI ITALIANI IN ALGERIA (13^) – Vitoronzo Pastore

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