2a Guerra mondiale

PRIGIONIERI ITALIANI IN ALGERIA (4^) –Vitoronzo Pastore

La corrispondenza per il soldato Giuseppe GUALTIERI, matricola 240087, Campo n. 211, Algeria

Censura U.S.A.

Lettera in busta manoscritta il 3 agosto 1945

Caro cugino, dopo un lungo tempo della nostra assenza e silenzio, vengo per la prima volta e per farti sapere del mio rientro in Italia. Finalmente a casa e ringraziando il Signore li ho trovati tutti bene. Caro Peppino, fammi sapere come mai ti hanno trasferito in alto mare, io rimango stupito della tua lontananza dall’Italia;  forse hai fatto qualche mancanza con qualche superiore? Insomma, fammi sapere qualche cosa. Ti aspettiamo tutti, con i nostri amici e al tuo rientro è già pronta una cerimonia. Caro cugino, ti comunico un dispiacere, di una mia disgrazia, durante la mia prigionia, sono stato ferito ad una gamba e sono claudicante per sempre, ma non importa, sono a casa con la pellaccia. A Savelli non c’è niente di nuovo, peggio, peggio di prima; sono rimasto meravigliato a trovare i muri nelle condizioni di cui l’abbiamo lasciato, niente è cambiato, però, sono certo che ti meraviglierai anche tu quando ti accerterai che ci sono tante belle ragazze, tutte bambole da ammirare e da portare a letto, Madonna mia! Sono loro che guardano noi, forse perché sono più numerose dei maschi, affrettati, altrimenti troverai l’avanzo degli altri. Mi raccomando di stare sempre allegro e spiritoso, non darti malinconia, sempre con il morale altro. Ormai la guerra è finita da mesi, tieniti forte e abbi sempre coraggio, prima o dopo tornerai dai tuoi cari che ti aspettano con tanta ansia e gioia. Smetto con la penna, ma non col cuore. Ti scriverò ancora. Saluti, baci e abbracci dalla mia famiglia e dalla tua famiglia, tuo affezionatissimo cugino Ciccio.

Lettera in busta, inoltrata il 7 agosto 1945 dall’Ufficio postale di Savelli (Catanzaro, ora Crotone)

Benedetto figlio, dopo un lungo silenzio, oggi abbiamo avuto l’onore di avere tue notizie rallegrandoci della tua florida salute, ma c’è un dispiacere che di nuovo ti anno allontanato, pazienza, c’è la salute. Giorno due abbiamo ricevuto quattro lettere e una cartolina, tutte assieme nella stessa serata, immagine la gioia che abbiamo avuto dopo 21 mesi essendo stati al buio delle tue notizie e oggi tutto bene, impossessandoci di notizie, non solo noi, ma anche tutti i parenti, amici, specie i tuoi compagni che ti attendevano con tanta ansia; parecchi si trovano ancora a casa: Ciccio a Levato, Ciccio a Cinta, Peppe a Ciarvella, i cugini Ciccio e Luigino si trovano a casa, Antonio militare. Dove tu ti trovi siamo dispiaciuti per il caldo che c’è. Tutti ci dicono che il vostro rimpatrio è imminente; varie volte ti abbiamo scritto e non avete avuto l’onore di impossessarti del nostro scritto. Noi tutte le abbiamo ricevuto: abbiamo ricevuto il messaggio del Cappellano in settembre dell’anno scorso dove ci diceva di averti visto, poi un certo Alfredo CAIAZZO di Strongoli, ci portò anche lui le tue novità di aver sentito il tuo nome per mezzo della radio, e non ti raccomando altro, al tuo ritorno di passare per casa sua, è un forte amico nostro e un farmacista, una bravissima persona. Tu non pensare per noi che siamo nei nostri muri per i lavori e questi procedono bene, ancora sento questo animo con la speranza di un tuo presto ritorno, il fratello Francesco, nel marzo dell’anno scorso che non abbiamo sue notizie, tutti dall’America scrivono e lui no. Emanuele non mi ha scritto da quando sei partito, io non li voglio più sentire. La mia speranza sei solo tu: saluti e baci da tua zia Maria, di Rosina e figli e di tanti coloro che ci hai nominato, da me e mamma, forti abbracci dandoti la benedizione, tuo padre Pasquale.

Lettera in busta, inoltrata il 20 settembre 1945 dall’Ufficio postale di Savelli (Catanzaro, ora Crotone)

Carissimo figlio, abbiamo ricevuto la tua lettera del 22.8 e siamo molto contenti nell’apprendere che stai bene, come pure ti assicuriamo di noi. Siamo però molto dispiaciuti nel sentire che sei ancora senza nostre notizie. Noi ti abbiamo scritto quattro lettere ed abbiamo anche mandato un certificato del Municipio per farti venire in licenza (povera madre, aspettava che il figlio tornasse in licenza!) Sappiamo che il servizio postale non tanto funziona per te, ma spero che a quest’ora avrai avuto qualcuna delle nostre lettere e che la fortuna sia finalmente entrata nella tua tenda. Siamo molto felici nel sentire che tu verrai per il tempo della vendemmia, sembra vero, tra poco ti potrò vedere e riabbracciarti dopo tanto tempo di lontananza. Quando sarai in viaggio, avvisa con un telegramma per prepararci a questa gioia grande che il Signore ci ha finalmente concesso. Ti facci sapere che abbiamo dato il tuo indirizzo e le tue buone notizie a tutti coloro che hanno chiesto di te, e non ti preoccupare se viene il tuo amico di Spinello Belvedere, lo tratteremo come se fosse un altro figlio nostro. Ti faccio ancora sapere che il tuo tenente ci ha scritto due lettere, chiedendo tue notizie e il tuo indirizzo e ci ha assicurato che ti avrebbe scritto. Voglio sperare che avrai avuto sue nuove. Ti aspettiamo presto per poterti stringere forte, forte al nostro cuore, che ti ama tanto ed ha tanto sofferto per la tua lontananza. Ti abbracciamo e ti baciamo cn grande affetto e con grande amore, tuo padre Pasquale.

Scrittore-collezionista – Vitoronzo – Custode della Memoria

PRIGIONIERI ITALIANI IN ALGERIA (1^) –Vitoronzo Pastore

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